Storia di Vicchio

Origini
Vicchio ha un´origine molto antica, lo testimoniano le presenze etrusche sparse sul territorio. Gli importanti scavi etruschi di Poggio Colla, una collina a sud-est di Montesassi, condotti da alcune Università americane sotto la direzione del Prof. Gregory Warden sono visitabili durante la campagna di scavo nei mesi di giugno e luglio (informazioni in merito nel sito: http://smu.edu/poggio/ o in sintesi)
Le vicende che caratterizzano la storia e lo sviluppo di Vicchio si devono far risalire alla fine del XIII secolo, quando la Repubblica Fiorentina manifesta il suo interesse per il Mugello.
La convivenza tra il dominio di tipo feudale (esercitato dagli Ubaldini e dai Guidi) e la nuova organizzazione socio-economica propria di Firenze nell´età comunale creò un conflitto, per mezzo del quale le popolazioni furono liberate dalle franchigie di carattere feudali e seguì una riorganizzazione di tutto il territorio mugellano, attraverso la costruzione di nuovi centri, denominati "Terre Nuove", strettamente collegati alla città da vincoli amministrativi ed economici.
In questo contesto si colloca la storia di Vicchio. Nel 1292 fu acquistato dal Comune di Firenze, nella sua politica di conquista del contado mugellano, la rocca di Ampinana. per 3000 fiorini e lo fecero disfare fin dalle fondamenta. Nel 1295  fu costruito il ponte di Montesassi (l´odierno Ponte a Vicchio) e le popolazioni di San Giusto a Montesassi attraversarono la Sieve per edificare un primo nucleo urbano chiamato Vico, dal quale è derivato il nome Vicchio. E' un momento di massima crescita, fra i più glorioso della storia di Firenze, al vertice della fioritura del libero Comune, che il Podestà di Firenze, Ugolino de Bittonio, chiedeva nel 1308 ai comuni di Montesassi, di Vespignano ed alle Pievi limitrofe di costruire, nel luogo chiamato Vicchio, un nuovo abitato fortificato, e stabiliva che alla sua costruzione avrebbe dovuto partecipare solo chi intendeva abitarci. Con la costruzione delle mura (1324) che richiudevano un´area molto più ampia dell´antico Vico Castrum Vichii, il borgo entra definitivamente a far parte del contado fiorentino. Da questo momento inizia un periodo di concreto sviluppo. Vicchio diviene sede di una Podesteria, ha una "lega"  nel 1355 ed uno statuto ispirato ai principi di libertà, scritto in volgare da Coluccio Salutati.  Lo Statuto di costituzione della Podesteria del Castello di Vicchio del 1413, è capeggiato dalla riproduzione dello stemma con pino, con tre pigne, e contornato da 2 stelle. Alcune fonti letterarie (Melchiorre di Coppo Stefani e Giovanni Villani) posticipano la costruzione del castello di 16 anni, per cui l’anno di fondazione storicamente celebrato è il 1324, anche se la cerchia muraria definitiva fu realizzata nel triennio 1365-68. Un decennio prima si era costituita una Lega capeggiata da un gonfaloniere, poi dal 1384 Firenze iniziò ad inviare ogni sei mesi un podestà per governare i tre terzieri di S. Stefano in Botena, S. Casciano in Padule e S. Martino a Viminiccio. Lo Statuto del 1413 regolava l’attività della Lega stabilendo precisamente quali fossero le funzioni civili e giudiziarie attribuite al podestà e dei magistrati incaricati di far applicare le disposizioni in materia fiscale, di polizia urbana, di igiene e di ordine pubblico. Vi erano un gonfaloniere, due pennonieri, tre consiglieri e tre arroti, che sostituivano il podestà vacante deliberando su spese non troppo gravose. Lo statuto dettava poi le norme sulle festività religiose, sul commercio, sui mercati e sulla salvaguardia dei beni e prodotti agricoli.    

A testimoniare l´accresciuta importanza del paese è l´istituzione di un mercato settimanale, che si svolgeva il giovedì (tradizione conservata fino ai nostri giorni).  Altra tradizione antica e e popolare di Vicchio è la Fiera Calda che si svolgeva (come ora) l'ultimo mercoledì di Agosto, conosciuta in tutto il contado fiorentino per l´abbondanza di merci e di animali esposti e per la moltitudine di persone che giungevano da ogni dove per parteciparvi. Era quindi un grande momento di festa e di scambio, essendo collocata fra altre importanti scadenze, quali la battitura e la vendemmia in un´epoca in cui l' agricoltura era la risorsa principale. Lo Statuto detta norme interessanti sulla fiera del castrum Vichii (ASF - Statuto - lib. 1r rubr. 38,46,50)  che si svolgeva inizialmente la prima domenica di Settembre. Il giorno della fiera, quello precedente e quello susseguente era concesso a tutti di venire e rimanere nel castello; esclusi naturalmente ribelli, fuorusciti e condannati dal Comune di Firenze.

 

Storia
Per comprendere il legame tra Vicchio e la città, e l´adesione ai valori di cui questa era portatrice, vale ricordare un importante episodio, nel quale i vicchiesi diedero prova di coraggio e lealtà. Nei primi anni del 1500 a Firenze si difendevano le libertà democratiche e repubblicane contro la prepotenza dispotica dei Medici. Nel 1529 le truppe spagnole e quelle di Clemente VII dei Medici avevano completamente invaso il Mugello per assediare Firenze.
Vicchio rimase sempre fedele alla Repubblica Fiorentina. Il comportamento dei suoi due consoli, Filippo Parenti ed Albizio de Fortuna fu esemplare. Le milizie vicchiesi resistettero all´assedio delle forze imperiali e papali, uscendo anche a colpire la truppe nemiche, fino a quando, nel 1530, anche Firenze capitolò e Filippo d´Orange inviò seimila soldati spagnoli per espugnare Vicchio. Filippo Parenti informato di ciò, considerando inutile ogni resistenza, si rifugiò a Marradi, nel tentativo di difenderla.
Nei secoli successivi Vicchio perde un pò della sua importanza, la popolazione diminuisce e nel 1838 la Podesteria viene soppressa per essere aggregata a quella di Borgo San Lorenzo.

Tra la fine dell'800 e l'inizio del 900 il piccolo castello di Vicchio cambiò volto. Dal 1885 al 1888 venne abbattuta una parte delle muraa castellane per costruire una via (Via Garibaldi) che collegava la piazza centrale (P.za Giotto) con il piazzale delle fiere e dei mercati (P.za della Vittoria) situato appena fuori le "mura di tramontana". Attorno a questa grande piazza sorsero, in pochi anni, le scuole elementari maschili e femminili, le logge del mercato, il nuovo teatro e abitazioni private. Poco lontano era stato realizzato nel 1881 il nuovo macello comunale. Con l'arrivo della ferrovia Pontassieve-Borgo S.Lorenzo (1913) fu realizzato un nuovo viale che collegava l'antico piazzale delle fiere con la stazione Ferroviaria (Viale Beato Angelico). Nel 1893 veniva inaugurato l'acquedotto che portava in paese l'acqua dalle sorgenti di Monte Giovi e venne istallata nel centro della piazza del castello, una fontana, poi rimossa nel 1901 per dar posto alla statua di Giotto. Nel maggio del 1902 il paese fu illuminato dalla luce elettrica. 

 

Cartografia ottocentesca

Nel 1817, Ferdinando III decreta la formazione del nuovo catasto per i territori del Granducato di Toscana.
I catasti ottocenteschi rappresentarono una vera rivoluzione cartografica nella Toscana preunitaria.
Le mappe sono liberamente consultabili in Internet, grazie al progetto CASTORE promosso dalla Regione Toscana e realizzato in collaborazione con Archivi di Stato toscani, sulla base di un Accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

 

Personaggi

Vicchio è stata la patria natale di due pittori che hanno fatto grande l'arte figurativa: Giotto e il Beato Angelico. La casa natale di Giotto sul colle di Vespignano è meta ogni anno di numerosi visitatori. Nel 1901 Giosuè Carducci, spesso ospite della famiglia nobile dei Giarrè Billi nella frazione di Pilarciano, fu il presidente del comitato che portò all'erezione della statua di Giotto, nella piazza centrale del paese.

Tra il 1559 e il 1571, a Vicchio soggiornò saltuariamente Benvenuto Cellini. Nella casa che fu dell'orafo e scultore, c'è oggi una scuola di oreficeria, in cui si tengono anche mostre.

 

XX secolo

La storia del novecento è caratterizzata da episodi naturali e da fenomeni economici e sociali che determinano lo sviluppo successivo del paese, come il terremoto del 1919 (che segna profondamente il territorio), l´emigrazione e il progressivo spopolamento delle frazioni più isolate del comune. Vicchio fu l'epicentro del terremoto del 29 giugno 1919, uno dei maggiori sismi italiani del XX secolo: la scossa ebbe magnitudo 6,2. Il comune, su 1500 abitazioni esistenti, ne vide andare distrutte 700, con altre 500 danneggiate al punto tale da non consentire l'abitabilità. Le vittime furono oltre cento, relativamente poche rispetto alle migliaia di senzatetto: il terremoto avvenne infatti verso le tre del pomeriggio, dopo alcune scosse di preavviso, in una zona e in una stagione in cui la componente rurale, maggioritaria, era impegnata a lavorare nei campi. In quell'occasione caddero anche le mura cittadine e tre delle sei torri. Due di quelle rimaste, la Torre di levante e la Torre di ponente (quelle maggiori) vennero fatte crollare dall'esercito tedesco, durante la sua ritirata. Resta soltanto la torre Cerchiai, visibile da Piazza della Vittoria.

Una delle pagine più belle della storia di Vicchio è stata scritta dai suoi cittadini durante la Resistenza, alla quale parteciparono attivamente, pagando un prezzo molto alto. I fatti più significativi, in questo contesto, sono da collegarsi alla liberazione del paese, che i partigiani effettuarono il 6 marzo 1944 che suscitò un grande scalpore in tutta la vallata e nella provincia. Anche Radio Londra annunciò la liberazione di Vicchio. La reazione da parte dei fascisti e dei tedeschi fu molto violenta e si concretizzò in rappresaglie, nella primavera dello stesso anno.
Si verificarono, in questo contesto, episodi di grande drammaticità, come la fucilazione (il 22 marzo 1944, al Campo di Marte di Firenze), di cinque giovanissimi ed innocenti contadini di Vicchio e l'eccidio di Padulivo, nel luglio del 1944, allorchè quindici civili furono trucidati da un reparto delle SS della divisione Goering. Del resto, la distruzione di Vicchio fu più radicale e cruenta che altrove. Nessun altro paese del Mugello ne ha subita una simile, ed i motivi devono essere ricondotti soprattutto all'intenzione di ammonire e di punire la popolazione che aveva partecipato alla lotta contro il Fascismo prima ed alla Resistenza all´invasore dopo.
Il tributo che Vicchio pagò alla causa della libertà è dunque molto alto.
Per questi motivi il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nell´anno 2003, ha conferito al Comune di Vicchio la medaglia d´Argento al Merito Civile con la seguente motivazione:
"Piccolo centro di montagna, durante l´ultimo conflitto mondiale, ospitò i primi nuclei di resistenza armata e partecipò attivamente alla lotta di Liberazione, pagando un notevole tributo di vite umane e di danni materiali. Ammirabile esempio di coraggio, di spirito di libertà e di amor patrio. 1943-1945 Vicchio"

I bambini e ragazzi della Ludoteca di Vicchio (ora non più attiva) hanno pubblicato un libretto in rima illustrato sulla "Storia di Vicchio dalla preistoria ai tempi nostri".

 

L'Archivio storico di Vicchio comprende molti pezzi, tra cui il primo Statuto. Molta parte della storia è conservata presso l'archivio storico di Scarperia - podesteria.

 

 

 

 

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